Il capodanno degli alberi

TU BI SHEVAT
Il 15 di Shevat

Di Bruno Reuven DI PORTO

Nel quotidiano “La Repubblica” di domenica 9 gennaio 2022 è comparso un bell’articolo di Serenella Iovino sul noto scrittore Italo Calvino (1923 – 1985), in particolare sul suo libro “Il barone rampante“. Si intitola Il “Sapere degli alberi per Italo Calvino“. Tratta di un ragazzo, Cosimo, che per una ribellione in famiglia se ne va in una foresta in mezzo alla natura, si arrampica sugli alberi, ne scopre il valore e la bellezza, la sente fischiare gracchiare muggire uggiolare squittire, quasi gli parla. «Del resto, che le foreste pensino, parlino, non è poi un’idea così bizzarra. Da anni studi di neurofisiologia vegetale e biosemiotica ci mostrano che le piante sono nodi di una rete di comunicazione che avviene sottoterra, nei legami simbiotici che le radici formano con le micorrizze. Gli alberi ‘strategizzano’, si associano, si organizzano. Ciò fa del bosco l’espressione di una mente, di un pensiero in cui le idee sono viventi». Non dico altro sull’articolo, che potrà interessare altre persone, se non lo abbiano letto.

L’articolo si accorda, a pochi giorni di distanza, con TU BI SHEVAT (quindicesimo giorno del mese), il Capodanno degli Alberi, festività suscitata nella mistica ebraica, dai cabalisti di Safed, nel ‘500. Lo si festeggia, quest’anno, il 17 gennaio. L’uomo, scaturito nella formazione della vita sul nostro pianeta, dopo tutti gli altri animali, circa cinque milioni di anni fa, da un ramo degli scimpanzé, imparò a darsi la stazione eretta, Homo Erectus, come l’albero, che gli è tanto utile ed è degno di una festa. La festa si tiene con un formulario liturgico, Tiqqun, introdotto da una estesa e suggestiva preghiera che mette in relazione gli alberi terrestri con le forme progettuali concepite in una sfera trascendente, metafisica, a somiglianza dell’Iperuranio nel Fedro di Platone. Mi limito a fornire le prime righe, come son tradotte nell’edizione Lamed di Rav Shalom Bahbout:

אָנָּא הָאֵל הָעוֹשֶֹֹה וְהַיוֹצֵר וְהַבּוֹרֵא וְהַמַּאֲצִיל עוֹלָמוֹת הָעֶֹליוֹנִים
וּבְצוּרָתָם וּבְצִביוֹם בָּרָאתָ דֻגְמָתָן על הָאָרֶֹץ מִתַּחַת כֻּלָּם בְּחָכְמָה
עָשִֹיתָ עֶֹליוֹנִים לְמַעְלָה וְתַחְתוֹנִים לְמַטָּה לְחַבֵּר אֶֹת הָֹאהֶֹל לִהי ות אֶֹחָד
וְאִילָנוֹת וּדְֹשָאִים מִין הָאַדָמָה הִצְמַחְתָ בְּקוֹמָתָם וּבצִביוֹנָם
ֹשֶֹל מַעְלָה לְהוֹדִיעַ לִבְנֵי אָדָם חָכְמָה וּתְבוּנָה בָהַמָּה לְהַשִֹיג בַּנֶֹּעְלָמִים

Signore, che produci, dai forma, crei ed emani mondi superiori, Tu creasti sulla Terra mondi simili per forma e aspetto a quelli superiori. Tu li facesti tutti con sapienza, superiori in alto e inferiori in basso, per unirli sotto un’unica tenda. Tu facesti germogliare dalla Terra alberi ed erbe simili per altezza e aspetto a quelli superiori, per comunicare attraverso di essi agli uomini la sapienza e l’intelligenza onde comprendere le cose occulte.

Si procede con la cena, disposta, come a Pesach, secondo un ordine (sèder), con citazioni dai testi biblici e dalla Mishnà per ogni frutto o cibo, in quattro gruppi o serie, ciascuno con un bicchiere di vino. A simbolo del graduale congedo dall’inverno, il bicchiere alla prima serie è di vino bianco, come la neve; il secondo bicchiere, nella seconda serie, è in gran parte bianco ma in dose minore si versa il vino rosso, a simbolo del sole e buon tempo che via via traspare; il terzo è di vino rosso con una parte residua di bianco; il quarto è tutto di vino rosso. Sempre con citazioni bibliche e preghiere.

Al primo gruppo o primo tempo del Sèder, si servono in tavola il grano, sotto forma di dolci o biscotti, le olive, i datteri, l’uva. Ad esempio di citazione biblica, per le olive si propone il versetto 3 dal salmo 128: I tuoi figli son come rami di ulivo intorno alla tua tavola, Banekha kishtelé zetim saviv leshulchanekha; per i datteri il salmo 92, v. 13, Il giusto fiorirà come un palmizio, come il cedro del Libano, Zadiq kattamar ifrach, kerez ba Levanon isghé; per l’uva il salmo 128, v. 3, La tua donna è come una vite fruttifera all’interno della tua casa, Eshtekhà keghefen poria beyarcheté beitekha.

Al secondo tempo del Sèder si porgono il fico, il melograno, il cedro, la mela, con citazioni bibliche. Al terzo tempo le noci, le mandorle, le carrube, le pere precedute da una citazione della Mishnà riguardante la mescolanza di frutti diversi. Al quarto tempo del Sèder si porgono sorbe, mele ranette, ciliegie, sorbe rosse, noccioline, nespole, lupini con citazioni dal trattato Berachot (Benedizioni).Quindi si legge un lungo brano messianico dal profeta Mikà (Michea) sull’affluenza di gente che un giorno verrà da tutti i popoli al monte della Casa del Signore.

Si pronuncia la benedizione Borè nefashot in lode del Signore che crea molte (così tante) creature e ciò di cui necessitano.

In Deuteronomio, al capitolo 20, è ordinato: «quando assedierai una città per molto tempo, combattendo contro di essa per occuparla, non distruggere i suoi alberi colpendoli con la scure, perché solo i suoi frutti potrai mangiare, ma l’albero non lo dovrai tagliare». Il testo fa riflettere il guerriero, chiedendogli se l’albero sia un uomo che, per timore di lui, possa ritirarsi in luogo fortificato. L’albero non ha la stessa mobilità dell’uomo, che lo deve rispettare se non altro per i frutti che produce. Il Deuteronomio ammette peraltro che in guerra si possa abbattere l’albero che non dà frutti, costruendo col legno strumenti utili all’assedio della città.

Salmo 104, 16 – 17: Si saziano gli alberi del Signore, i cedri del Libano che ha piantato. Vi nidificano gli uccelli, la cicogna ha la sua casa negli abeti.

Chag Sameach,

Bruno Reuven Di Porto

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